Addunca Vai Lu Focu Arde. Proverbi A Sud Est

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Prezzo di vendita: 15,00 €
Prezzo base: 15,00 €

Categoria:  
Produttore: il salentino
Anno di pubblicazione: 2009/08
Descrizione

pp.160, brossura 15x21

 “Questo volume dall’intrigante titolo “Addunca vai lu focu arde. Proverbi a sud est”, curato da Francesco Greco inaugura una collana di studi, terra-mare, che mira essenzialmente al recupero, alla valorizzazione e, possibilmente, a una larga divulgazione della tradizione culturale del Salento” (Mario Spedicato, docente presso l’Università del Salento e presidente della Società di Storia Patria – Sezione di Lecce). “L'oblio della memoria, l'indebolimento dell'identità sotto il bombardamento mediatico quotidiano delle subculture aggressive e devastanti, il conseguente straniamento e sradicamento dell'individuo dal tessuto socio-culturale in cui è nato e vive sono i rischi più forti per l'uomo del Terzo Millennio. L'esproprio culturale scientificamente perseguito porta alla perdita di coscienza e d'identità, all'omologazione a modelli estranei, all'assimilazione ad archetipi distanti anni-luce e non solo geograficamente dai propri imposti con la violenza della globalizzazione, sono pericoli incombenti su di noi che rischiarne di ritrovarci a parlare una lingua sempre più povera e con l'immaginario collettivo desertifìcato. Muove anche da qui l'input morale e storico di non lasciarsi andare alla corrente e recuperare preziosi lacerti di memoria connessi al nostro essere antropologico e culturale, affinché nel tempo e fra le generazioni che ci hanno preceduti e quelle che verranno, non si verifichi un pericoloso blackout e si approfondisca la ricerca della propria identità lacerata” (Francesco Greco).
 
 
 
Il lettore troverà molti termini scritti in maniera diversa da un proverbio all’altro, e spesso anche più versioni dello stesso proverbio, come se nel tempo, ognuno ripetendoli e appropriandosene, li avesse riscritti, reinventati. È dovuto al fatto che l’area geografica della ricerca è vasta ed è compresa nel triangolo Gallipoli-Otranto-Leuca. 
 
Alcuni non hanno la traduzione letterale ma “a senso”, e comunque la loro interpretazione e decodificazione, che è sempre soggettiva, è aperta in quanto a parafrasi, evocazione di metafore e allegorie. 
 
 
 
“Addunca vai lu focu arde”, per esempio, oltre al significato che gli si dà, può averne almeno altri due: "Ovunque andrai potrai accendere il fuoco, avere un focolare, essere felice, realizzare i tuoi sogni e passioni", oppure dove “vai accendi il fuoco”, in senso buono per scaldarti, o anche per combinare disastri, mettere disordine. 
 
Altri sono ”contaminati” dalla lingua italiana, contengono echi della koinè di tutti: sono ingenui tentativi dei popoli di autooomologazione alla cultura ufficiale.
 
Più in generale si può dire che la civiltà contadina, stratificatasi nel tempo con la sua cultura ricca di fonemi, sensi, messaggi palesi, subliminali, carsici, è politicamente scorretta di per sé, violenta, dirompente, trasgressiva perché germogliata dal lessico del duro lavoro quotidiano, priva cioè del passaggio edulcorante delle accademie. 
 
Ciò crea dei grumi semantici in cui convivono, coesistono, s’intrecciano infiniti livelli di conoscenza che si amplificano in mille echi, risonanze, illuminazioni, urla.

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