La Quercia Dei Cento Cavalieri & La Quercia Vallonea Di Tricase

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Prezzo di vendita: 10,00 €
Prezzo base: 10,00 €

Categoria:  
Produttore: edizioni dell`iride
Anno di pubblicazione: 2005/11
Descrizione

pp. 80 rilegato

Tricase è paese uno e trino, come suggerisce il suo nome. E\\\' in primis luogo marino, luce e blu del Mediterraneo. All\\\'orizzonte, il fondale appena accennato dei monti dell\\\'Albania rammenta che questo mare non evoca lontananze, non allontana i popoli. Al contrario è mare che genera incontri, che intreccia storie di paesi e di genti, \\\'mare nostrum\\\', appunto, sottocasa.
Ma Tricase è anche, e squisitamente, luogo di campagna: la geografia dei muretti a secco, delle terre rosse su cui s\\\'allargano argentate le chiome degli ulivi, su cui svetta regale l\\\'amatissima Quercia Vallonea.
Last but not least, è centro storico, borgo antico, paese nel senso più compatto del termine: scandito dal succedersi dei palazzetti delle grandi famiglie, come i Codacci Pisanelli e dei quartieri popolari come "Lu Puzzu ", oggi segnati da un semiabbandono che avvolge di silenzio i cortili e gli androni solo qualche decennio fa traboccanti di vita.
Sorte comune a quasi tutti i piccoli centri storici d\\\'Italia: gli abitanti hanno costruito ovunque un \\\'secondo paese\\\' moderno, disertando i vecchi borghi dove per secoli la storia li aveva destinati. Un processo spesso caotico e devastante per l\\\'ambiente che a Tricase, però, ha camminato con passo più leggero che altrove. I \\\'piccoli omicidi\\\' (abusivismo edilizio, restauri improvvidi dell\\\'architettura rurale, discariche d\\\'immondizia) sono anche qui presenti, ma il massacro della natura e della storia che ha sconquassato tanta parte del Sud è stato evitato.
Gli itinerari che con tenace passione Francesco Accogli percorre in questo libro si snodano attraverso questi tre reami - mare, campagna, centro storico - partendo obbligatoriamente da quello che è il fulcro simbolico dell\\\'identità tricasina, la grande Quercia Vallonea.
Non è certo casuale che sia questo ciclopico albero il ,segno distintivo\\\' della storia e delle genti di Tricase. Secondo il filosofo C. G. Jung, infatti, l\\\'albero è vita che scorre tra terra e cielo, una metafora dell\\\'essere umano: siamo alberi che camminano e non lo sappiamo. Guardando la \\\'nostra\\\'quercia, quest\\\'arcaica consapevolezza di un\\\'affinità profonda riaffiora e rimette radici nelle nostre vite.
La rete dei sentieri geografici e storici che l\\\'autore ha saputo tessere con dedizione, competenza (e incredibile pazienza di esploratore/ raccoglitore) ci racconta una storia di Tricase che non è solo intessuta d\\\'eventi esterni ma è soprattutto storia a interiore, geografia d\\\'anime. A fine lettura, mi è tornato alla mente un passaggio di una splendida poesia di Girolamo Comi intitolata "Cantico dell\\\'albero" in cui risuona "... la corale e tenera aderenza/ del sottosuolo alle radici/" che riconsacra il poeta come "semenza scandita in trilli di terra e di cielo". Al pari di Comi, interprete più sottile e profondo dell\\\'anima tricasina, siamo anche noi semi di questa quercia-madre, felici di riscoprirci suoi figli.

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